Matrimoni per procura

Sposarsi senza esserci: militari al fronte ed emigrati dall’altra parte del mondo. Tre ricerche raccontate per intero, con i documenti.

Il 28 agosto 1916, alle nove e venti di sera, un assessore comunale esce dal municipio di Monsummano e va a celebrare un matrimonio in una camera da letto. La sposa sta morendo. Lo sposo è al fronte, e al suo posto c’è un muratore del paese con un foglio in tasca.

Vent’anni dopo, in una chiesa dell’altopiano di Asiago, un cugino riceve l’anello al posto di un minatore che sta a undicimila chilometri, in una miniera d’oro australiana.

Sono matrimoni per procura: uno dei due sposi non c’è, e un procuratore munito di mandato scritto prende il suo posto. L’Italia li ha ammessi in tre stagioni — le due guerre e la grande emigrazione — e ogni volta per la stessa ragione: perché senza quel matrimonio qualcuno perdeva un diritto. Una pensione, un cognome, un ricongiungimento.

Per chi ricostruisce una famiglia, sono pratiche fra le più ricche che esistano. Una sola di queste può contenere venti documenti, formati in due continenti, e ognuno ripete le generalità delle stesse persone.

Qui pubblichiamo tre casi reali, per intero, con i documenti riprodotti. Sotto, per chi vuole andare a fondo, ci sono i percorsi di ricerca per ciascuna delle tre stagioni.


Tre casi

Tredici giorni di matrimonio

Fenoglio–Cardelli, Monsummano 1916

Un bersagliere di vent’anni, orfano di entrambi i genitori, nato in Francia da emigranti piemontesi. Una sposa rimandata a casa dall’ospedale perché in imminente pericolo di vita. Una figlia da legittimare prima che sia troppo tardi. Il matrimonio si celebra la sera del 28 agosto 1916 in casa della sposa, con un procuratore al posto del soldato: lei muore tredici giorni dopo, lui dieci mesi dopo, per ferite in combattimento. Resta la bambina, legittima.

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Una procura che non era un matrimonio per procura

Mengoli–Dall’Olio, dalla Grecia a Conselice 1942

A Calcide, in Grecia occupata, un bersagliere fa redigere una procura davanti all’ufficiale di stato civile del reggimento. Sembra il caso da manuale — e invece è la trappola più comune del tema: quel mandato serviva soltanto a far chiedere le pubblicazioni. Sei mesi dopo lo sposo torna in licenza e si sposa di persona. Come si distinguono le due cose, e che cosa insegnano i registri dei reparti militari.

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Sposarsi a undicimila chilometri

Fracaro–Bovo, Asiago 1936-1937

Un minatore emigrato nel Victoria firma una procura davanti a un giudice di pace australiano; un cugino lo rappresenta all’altare ad Asiago. Ventitré atti in sei mesi, tre traversate oceaniche, e un avviso comunale italiano affisso alla porta del consolato di Melbourne. La data del matrimonio non fu scelta: la decise l’arrivo di una busta.

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Se avete un documento in mano

Prima di leggere i percorsi, due controlli che risolvono da soli buona parte dei dubbi.

Chiedete parte e serie dell’atto di matrimonio. L’indice del registro elenca tutti gli atti dell’anno, quindi l’atto si trova come qualunque altro; è la classificazione a dirvi che cosa avete davanti. Dal 1940 i matrimoni per procura si iscrivono in parte II serie C insieme agli altri casi speciali; le serie A e B sono le trascrizioni dei matrimoni religiosi. Prima del 1939 le lettere non hanno lo stesso significato — l’atto del 1916 che pubblichiamo è parte II serie B — e conviene leggere la dicitura stampata sul frontespizio del registro.

Leggete per intero la procura, se ce l’avete. «Per contrarre matrimonio» e «per richiedere le pubblicazioni di matrimonio» sono due mandati diversi, e solo il primo fa un matrimonio per procura. Il secondo è frequentissimo, e trae in inganno quasi tutti: se ne parla nel caso Mengoli.

E una cosa che vale sempre: l’atto non basta mai. La procura, i certificati, le autorizzazioni e i verbali stanno negli allegati, che seguono un circuito diverso — dal comune alla cancelleria del tribunale, e da lì all’Archivio di Stato. È lì che sta il novanta per cento di quello che vi interessa.


I percorsi

  • Grande Guerra 1915-1920: norme e archivi — il decreto del giugno 1915, il numero di matricola che la procura doveva contenere a pena di nullità, e le famiglie diventate legittime senza che un matrimonio sia mai stato celebrato.
  • Seconda guerra 1940-1945: norme e archivi — la legge di guerra, che cosa poteva e non poteva fare l’ufficiale di stato civile militare, e le vedove di guerra senza atto di matrimonio.
  • Emigrazione 1929-1970: norme e archivi — i due meccanismi che tutti confondono, perché prima del 1942 la via era una sola, e dove stanno le carte fra l’Italia e il paese d’arrivo.

Un filone collegato, che apriamo a parte: l’internamento degli italiani all’estero. Lo sposo del caso australiano fu internato come enemy alien l’11 giugno 1940, il giorno dopo l’entrata in guerra dell’Italia.