Sposarsi a undicimila chilometri

Fracaro–Bovo, Asiago 1936-1937: ventitré atti in sei mesi fra il Veneto e le miniere del Victoria.

Il 6 febbraio 1937, alle sette e mezza del mattino, nella chiesa di San Matteo Apostolo di Asiago, Catterina Ida Bovo sposò Domenico Fracaro. Lo sposo era a undicimila chilometri di distanza, in una miniera del Victoria. Al suo posto, all’altare, c’era un cugino.

La pratica che lo rese possibile viene da una nostra ricerca ed è conservata per intero: dalla procura firmata a Bendigo alla trascrizione nei registri comunali, senza anelli mancanti. La pubblichiamo documento per documento perché un fascicolo completo permette di vedere il meccanismo nel suo insieme, e di sapere che cosa aspettarsi di trovare in una pratica dello stesso tipo.

Per il quadro giuridico e il metodo di ricerca si veda la pagina Sposarsi per procura dall’emigrazione; qui si racconta un caso solo, per esteso.

I protagonisti

Lo sposo. Fracaro Domenico Gio’ Batta, di Bortolo (contadino, Asiago) e di Benetti Mattea (casalinga, Asiago), nato ad Asiago il 29 gennaio 1906. Emigrato in Australia il 21 febbraio 1928 con la nave City of Genoa, sbarcato a Melbourne. Di professione minatore; nel 1936 residente a Carlton, in precedenza e poi di nuovo a Bendigo. Trent’anni.

La sposa. Bovo Catterina Ida, di Vito Modesto (macchinista delle ferrovie secondarie, residente ad Asiago) e della fu Pozzani Silvia, nata a Costermano (Verona) il 21 agosto 1910, residente ad Asiago in via Roma. Casalinga. Ventisei anni.

Il procuratore. Rigoni Gio’ Maria, fu Nicolò e fu Fracaro Cristina, nato ad Asiago il 28 marzo 1907 e ivi residente. Non il padre dello sposo: un parente per parte paterna, coetaneo, orfano di entrambi i genitori.

I testimoni. Rigoni Bruno di Davide e di Vescovi Pellegrina, ventitré anni, e Passuello Giovanni di Cristiano e di Stefani Domenica, ventinove anni, entrambi di Asiago.

Il parroco. Mons. Bartolomeo Fortunato, chiesa di S. Matteo Apostolo, Asiago, diocesi di Padova.


La pratica in ventitré atti

Data Documento Chi lo forma
25 set 1936 Procura speciale n. 92 Rep., firmata dallo sposo davanti a Geo Bennett, Justice of the Peace Bendigo, Victoria
28 set 1936 Legalizzazione della firma del giudice di pace e copia conforme all’originale conservato nell’Archivio Notarile del Consolato R. Consolato d’Italia, Melbourne — console Anzilotti
6 nov 1936 Estratto per riassunto dell’atto di nascita della sposa, anno 1910, parte I, atto n. 26 Comune di Costermano (VR)
9 nov 1936 Legalizzazione della firma dell’ufficiale di stato civile Pretore di Caprino Veronese
26 nov 1936 Autentica della firma consolare Ministero degli Affari Esteri, Roma
30 nov 1936 Estratto dell’atto di nascita dello sposo, anno 1906, parte I, n. 12, con la formula «al margine non risultano annotazioni di matrimonio» Comune di Asiago
1 dic 1936 Richiesta di pubblicazione da farsi alla casa comunale (mod. IX), con la nota che indica lo sposo «rappresentato dal suo speciale procuratore» Parrocchia di Asiago
1 dic 1936 Richiesta di pubblicazione, protocollo 8155, n. 41 parte I serie, indirizzata anche all’ufficiale di stato civile di Carlton (Victoria) Comune di Asiago
5-16 dic 1936 Pubblicazioni ecclesiastiche Parrocchia di Asiago
6-13 dic 1936 I pubblicazione civile affissa alla casa comunale Comune di Asiago
13 dic 1936 + 3 gg II pubblicazione civile Comune di Asiago
17 dic 1936 Certificato di eseguite pubblicazioni n. 1508: nessuna opposizione, nessuna causa ostativa Comune di Asiago
14 gen 1937 “No Record” Result n. 6969: indici cercati dal 1928 al 30 giugno 1936, nessun matrimonio di Domenico Fracaro Office of the Government Statist, Melbourne
15 gen 1937 Telespresso n. 167, per via aerea: restituisce la richiesta destinata a Carlton, spiega che in Victoria le pubblicazioni non esistono, allega il certificato negativo R. Consolato d’Italia, Melbourne
29 gen 1937 Protocollo d’arrivo Comune di Asiago
(data non reperita) Permesso della Curia Vescovile di Padova per il matrimonio per procuratore Diocesi di Padova
6 feb 1937, ore 7.30 Celebrazione nella chiesa di S. Matteo Apostolo. Atto redatto in doppio originale: uno resta in parrocchia, l’altro va al comune Parrocchia di Asiago
8 feb 1937 Avviso ex art. 13 L. 847/1929, protocollo 1041 Comune di Asiago
8-17 feb 1937 Avviso affisso alla porta della casa comunale per dieci giorni Comune di Asiago
18 feb 1937 Attestazione che nessuna opposizione è stata fatta Comune di Asiago
9-19 mar 1937 Lo stesso avviso affisso alla porta del Regio Consolato per dieci giorni R. Consolato d’Italia, Melbourne
22 mar 1937 Il console attesta che nessuna opposizione è stata fatta R. Consolato d’Italia, Melbourne
dopo il 22 mar 1937 Trascrizione: Parte II, serie A, n. 25 Comune di Asiago

Come si legge questa cronologia

Un elenco di date sembra la parte noiosa di un fascicolo. In un matrimonio per procura è il contrario: è la cronologia a rivelare il meccanismo, perché l’ordine degli atti è diverso da quello di qualunque altro matrimonio.

L’atto fondativo viene per primo, e da solo. In un matrimonio ordinario si parte dalle pubblicazioni e i documenti seguono. Qui la procura è firmata il 25 settembre, e per due mesi non succede nient’altro: il mandato deve attraversare il mondo e farsi autenticare tre volte prima che qualcuno in Italia possa muovere un dito. La sequenza è invertita perché tutto il resto dipende da un foglio che sta viaggiando.

Poi i documenti convergono su un solo giorno. Estratto della sposa il 6 novembre, sua legalizzazione il 9, autentica ministeriale della procura il 26, estratto dello sposo il 30. Il 1° dicembre partono nello stesso giorno le due richieste di pubblicazione, quella del parroco e quella del comune. La pratica non procede a passi: si accumula in silenzio e poi scatta.

Le pubblicazioni ecclesiastiche precedono di un giorno quelle civili — 5 dicembre contro 6 — e le chiudono un giorno dopo la fine di quelle civili. La parrocchia non aspetta il comune: procede in parallelo, e il comune rilascia il certificato il 17 dicembre, il giorno dopo che la chiesa ha finito.

Poi sette settimane di niente. Dal 17 dicembre al 6 febbraio in Italia non si muove una carta. Non è inerzia: si aspetta l’Australia. Il console risponde il 15 gennaio, la lettera è protocollata ad Asiago il 29 gennaio, e le nozze si celebrano otto giorni dopo.

È il dettaglio che vale l’intera pratica: la data del matrimonio non fu scelta, fu determinata dall’arrivo di una busta. Il telespresso porta la dicitura «Per aereo» — si erano fatti mandare la risposta per via aerea, che nel 1936 costava — e ci mise comunque due settimane. Sposarono i due giovani appena la carta toccò terra.

Dopo le nozze la sequenza si inverte una seconda volta. L’avviso dell’8 febbraio è, di fatto, una pubblicazione — ma arriva dopo il matrimonio invece che prima. È la conseguenza di aver celebrato senza il set completo di pubblicazioni: la legge recupera a posteriori quello che non si è potuto fare prima.

E l’Australia entra in gioco una terza volta. L’avviso resta esposto ad Asiago dall’8 al 17 febbraio, poi riparte, e dal 9 al 19 marzo è affisso alla porta del consolato di Melbourne. Tre traversate oceaniche in una sola pratica matrimoniale: la procura all’andata, la richiesta di pubblicazioni andata e ritorno, l’avviso all’andata.

Per sei settimane furono sposati e non sposati insieme. Canonicamente marito e moglie dal 6 febbraio; civilmente ancora celibe e nubile fino a dopo il 22 marzo. Chiunque avesse chiesto un certificato di stato civile in quelle sei settimane l’avrebbe avuto da nubile — ed è una trappola concreta per chi oggi incrocia documenti di quel periodo.

La pratica dura centosettantotto giorni e la aprono e la chiudono le firme dello stesso uomo: il console Anzilotti legalizza la procura il 28 settembre e certifica l’ultima affissione il 22 marzo. Da un capo all’altro del fascicolo, la stessa mano.

Un’ultima annotazione, per chi lavora su casi del dopoguerra. Fra la firma della procura e la celebrazione passano 134 giorni. Nel 1936 non c’era un termine di decadenza; dal 1942 l’art. 111 del codice civile ne fissa uno a centottanta. Una pratica condotta con questi tempi, sei anni più tardi, sarebbe arrivata al traguardo con meno di due mesi di margine — e basta un ritardo postale per perdere il mandato e dover ricominciare. Quando trovate una procura scaduta e rifatta, la spiegazione è quasi sempre qui.


1. La procura

Procura speciale n. 92 Rep., firmata a Bendigo il 25 settembre 1936
Procura speciale n. 92 Rep. — copia conforme rilasciata dal R. Consolato d’Italia in Melbourne il 28 settembre 1936, con marche da bollo, timbro consolare e autentica del Ministero degli Affari Esteri.

Tutto comincia il 25 settembre 1936 a Bendigo, dove Domenico firma davanti a Geo Bennett, Justice of the Peace. Non un notaio: un giudice di pace locale, cioè l’autorità più vicina e più economica.

«Io sottoscritto DOMENICO GIO. BATTA FRACARO di Bortolo e di Mattea Benetti, nato ad Asiago (Vicenza) il 29 Gennaio 1906 ed attualmente residente a Carlton, Victoria, Australia; – dichiaro solennemente di voler nominare e costituire, come col presente atto effettivamente nomino e costituisco, a mio Speciale Procuratore, il Signor RIGONI GIO. MARIA fu Nicolò e fu Fracaro Cristina, nato ad Asiago (Vicenza) il 28 Marzo 1907 ed ivi residente.

Con incarico allo stesso di contrarre matrimonio, in mio nome e vece e col rito religioso, con la mia fidanzata BOVO CATTERINA IDA di Vito Modesto e di Pozzani Silvia, nata a Costermano (Verona) il 21 Agosto 1910 e residente ad Asiago (Vicenza) – Via Roma; – e ciò agli effetti legali della giurisdizione civile. Beninteso il mio sopracitato mandatario è del pari autorizzato a procedere, in mio nome e vece, alla richiesta delle pubblicazioni di matrimonio e ad esperire poscia tutte le pratiche che necessiteranno per la sollecita iscrizione del certificato di matrimonio sui registri di Stato Civile del competente Comune del Regno. Il tutto con promessa di rato fermo e valido.»

Tre giorni dopo il console legalizza la firma del giudice di pace e ne rilascia copia conforme «all’originale esistente nell’Archivio Notarile di questo R. Consolato». Il 26 novembre il Ministero degli Affari Esteri autentica la firma consolare.

Due dettagli da non perdere. L’originale non arriverà mai in Italia: resta nell’archivio notarile del consolato, e quello che il comune riceve è una copia certificata. E le parole «col rito religioso… agli effetti legali della giurisdizione civile» non sono una preferenza devozionale: nel 1936 il codice civile in vigore era ancora quello del 1865, che il matrimonio per procura non lo ammetteva. La via canonica, con trascrizione ai sensi della legge 847/1929, era l’unica praticabile.

2. Le pubblicazioni

Richiesta di pubblicazione mod. IX, Parrocchia di Asiago, 1 dicembre 1936
Il parroco chiede al comune le pubblicazioni civili. In fondo al foglio, un asterisco accanto alla professione dello sposo rinvia alla nota che scioglie la sua assenza.

Il 1° dicembre 1936 il parroco chiede all’ufficiale di stato civile di procedere alle pubblicazioni. Il modulo è quello di sempre, ma accanto a «minatore» compare un asterisco, e a piè di pagina la nota:

«(*) rappresentato dal suo speciale procuratore Rigoni Gio. Maria fu Nicolò e fu Fracaro Cristina nato ad Asiago il 28.3.1907 residente e domiciliato ad Asiago»

Lo stesso giorno il comune apre la propria richiesta, protocollo 8155, e — poiché le pubblicazioni vanno fatte nel comune di residenza di entrambi gli sposi — ne indirizza una anche all’ufficiale di stato civile di Carlton (Victoria).

Ad Asiago tutto fila: prima pubblicazione affissa da domenica 6 a domenica 13 dicembre, seconda dal 13 per i tre giorni successivi, certificato di eseguite pubblicazioni n. 1508 rilasciato il 17 dicembre. In parrocchia le pubblicazioni ecclesiastiche corrono dal 5 al 16 dicembre.

Da Carlton, invece, non arriva niente.

3. L’ostacolo australiano

Telespresso n. 167 del R. Consolato d'Italia in Melbourne, 15 gennaio 1937
Il console restituisce la richiesta e spiega perché non può essere eseguita.

Il 15 gennaio 1937 il Regio Console a Melbourne rimanda indietro la richiesta con il telespresso n. 167:

«Pregiomi restituire le accluse richieste di pubblicazioni di matrimonio, relative ai nominati in oggetto, partecipando che le leggi di questo Stato non richiedono le pubblicazioni di matrimonio e che pertanto esse non possono farsi eccetto che in Consolato.»

In compenso allega la prova che serviva davvero: la certificazione che Domenico non era già sposato.

«No Record» Result n. 6969, Office of the Government Statist, Melbourne, 14 gennaio 1937
Un certificato che attesta un’assenza: gli indici dello Stato di Victoria non registrano matrimoni di Domenico Fracaro.

Il documento è un certificato negativo: l’ufficio statistico dello Stato di Victoria dichiara di aver cercato nei propri indici dal 1928 al 30 giugno 1936 senza trovare matrimoni a nome di Domenico Fracaro. È il surrogato della pubblicazione mancante — e, per chi legge oggi, molto di più: quel «1928» è l’anno di sbarco. Un documento nato per provare uno stato libero finisce per datare l’emigrazione.

4. Il matrimonio

Atto di matrimonio parrocchiale mod. XV, recto — 6 febbraio 1937
Il modulo è prestampato per due sposi presenti. Il parroco lo adatta a penna.

Il 6 febbraio 1937, alle ore sette e minuti trenta, nella chiesa di S. Matteo Apostolo. Il modulo dice «si sono presentati», e il parroco inserisce a mano ciò che il modulo non prevede:

«a mezzo del Sig. Rigoni Gio. Maria fu Nicolò e fu Fracaro Cristina d’anni 29, domiciliato in Asiago, costituitosi suo procuratore per quest’atto»

L’ora non è un dettaglio di colore. Un matrimonio senza sposo, con un cugino all’altare, non era un evento sociale: si faceva presto e in famiglia.

Atto di matrimonio parrocchiale mod. XV, verso — firme e attestazioni
In alto l’annotazione autografa del parroco sulla procura; alla riga dello sposo, la firma del procuratore.

Il verso del foglio contiene tre cose che valgono l’intera pratica.

In testa, prima del testo a stampa, il parroco annota di suo pugno: «Visto l’atto di procura del Sig. Fracaro Domenico e trovatolo regolare». È l’adempimento del can. 1091, che gli imponeva di accertarsi dell’autenticità del mandato.

Segue il richiamo al «permesso della Rev.ma Curia Vescovile di Padova»: la licenza dell’Ordinario per il matrimonio per procuratore fu davvero chiesta e concessa, e si trova quindi in archivio diocesano.

E alla riga delle firme, dove dovrebbe esserci il nome dello sposo:

«Sposo: Rigoni Giovanni Maria Procuratore di Fracaro Domenico»

Il modulo precisa infine che l’atto è redatto in doppio originale: uno resta in parrocchia, l’altro va al comune per la trascrizione. È il motivo per cui, quando un archivio parrocchiale è chiuso, lo stesso documento si può comunque leggere fra gli allegati comunali.

5. La trascrizione, e un avviso che attraversa il mondo

Avviso protocollo 1041, Comune di Asiago, 8 febbraio 1937
Due giorni dopo le nozze, il comune constata che mancano le pubblicazioni prescritte e apre la procedura dell’art. 13.

Il 8 febbraio 1937 l’ufficiale di stato civile di Asiago prende atto che la celebrazione

«non essendo stata preceduta dalle prescritte pubblicazioni civili, nè da dispensa»

non può essere trascritta senza il previo accertamento dell’art. 12 della legge 847/1929. Fatta una pubblicazione su due, per la legge era come non averne fatta nessuna.

Si apre così la procedura dell’art. 13: un avviso affisso per dieci giorni, perché chiunque possa opporsi. Ad Asiago resta esposto dall’8 al 17 febbraio, e il 18 il comune attesta che nessuna opposizione è pervenuta.

Ma la pubblicazione mancante era quella nel luogo di residenza dello sposo. E allora l’avviso parte per l’Australia.

Attestazione del R. Consolato d'Italia in Melbourne, 22 marzo 1937
Il modulo del comune di Asiago, corretto per essere usato a Melbourne.

Dal 9 al 19 marzo 1937 lo stesso avviso resta affisso alla porta del Regio Consolato d’Italia a Melbourne, e il 22 marzo il console Anzilotti certifica che nessuno si è opposto.

Lo fa sul modulo prestampato del comune vicentino, adattato come si poteva: «COMUNE DI» cancellato con una fila di x, «Ufficiale dello Stato Civile» barrato e sostituito a macchina da «CONSOLE DI S.M. IL RE D’ITALIA IMPERATORE D’ETIOPIA», e nella formula «pubblicato alla porta di questa ~~Casa Comunale~~» le due parole rimpiazzate da «R. CONSOLATO».

Un modulo municipale dell’altopiano di Asiago, corretto a penna e a macchina per essere affisso a undicimila chilometri di distanza, racconta che cosa fosse un matrimonio per procura meglio di qualunque descrizione.

Registro degli atti di matrimonio del Comune di Asiago, 1937 — Parte II, Serie A, n. 25
La copertina che chiude la pratica, e che dice dove cercarla.

Solo dopo il 22 marzo 1937 — sei settimane dopo le nozze — il matrimonio viene trascritto. Registro degli atti di matrimonio del Comune di Asiago, anno 1937, Parte II, Serie A, n. 25.

Serie A: trascrizione di matrimonio celebrato davanti a ministro del culto nello stesso comune. Chi lo avesse cercato nella Parte I non avrebbe trovato nulla.


Che cosa insegna questa pratica

Il rito religioso non è un dettaglio di costume, è la struttura giuridica. Nel 1936 la via civile non esisteva, e la procura lo dice testualmente.

Un solo documento assolve tre funzioni. La procura nomina il procuratore per la celebrazione, lo autorizza a chiedere le pubblicazioni e lo incarica di seguire la trascrizione. Chi la classificasse come «procura per le sole pubblicazioni» perderebbe il pezzo principale.

La pratica dura cinque mesi e attraversa nove uffici in due continenti: un comune veronese, una pretura, un giudice di pace australiano, un consolato, un ministero degli esteri, un ufficio statistico coloniale, una curia vescovile, una parrocchia e un municipio vicentino. Ognuno ha lasciato una carta, e ogni carta ripete i dati anagrafici.

La pratica non finisce con le nozze. Fra la celebrazione e la trascrizione passano sei settimane occupate da un adempimento che si svolge dall’altra parte del mondo. Chi data il matrimonio dalla trascrizione sbaglia di un mese e mezzo.

L’avviso esiste in due copie. Quella comunale e quella tornata dal consolato. La seconda certifica, senza che nessuno se lo proponesse, la città in cui l’emigrato viveva.

Come andò a finire

Catterina Ida raggiunse il marito. Nel giugno 1940 risulta con lui a Boulder, nel Western Australia, sotto il nome anglicizzato di Iris Ida, con un figlio. Domenico lavorava come minatore per la Great Boulder Proprietary e aveva chiesto la naturalizzazione pochi mesi prima.

Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò in guerra. L’11 giugno Domenico fu arrestato, il 14 internato come enemy alien. La sua scheda del National Archives of Australia si legge nella pagina dedicata all’internamento degli italiani in Australia.


I documenti

Fascicolo di ricerca privato, salvo dove indicato.

  • Procura speciale n. 92 Rep., Bendigo 25 settembre 1936; copia conforme del R. Consolato d’Italia in Melbourne, 28 settembre 1936; autentica del Ministero degli Affari Esteri, 26 novembre 1936
  • Comune di Costermano (VR), estratto dell’atto di nascita 1910, parte I, n. 26, con legalizzazione del Pretore di Caprino Veronese
  • Comune di Asiago, estratto dell’atto di nascita 1906, parte I, n. 12
  • Parrocchia di Asiago, diocesi di Padova, richiesta di pubblicazione mod. IX, 1° dicembre 1936
  • Comune di Asiago, richiesta di pubblicazione prot. 8155, 1° dicembre 1936; I e II pubblicazione, 6 e 13 dicembre 1936; certificato di eseguite pubblicazioni n. 1508, 17 dicembre 1936
  • State of Victoria, Office of the Government Statist, “No Record” Result n. 6969, Melbourne 14 gennaio 1937
  • R. Consolato d’Italia in Melbourne, telespresso n. 167, posizione F-238, 15 gennaio 1937
  • Parrocchia di Asiago, atto di matrimonio mod. XV, 6 febbraio 1937
  • Comune di Asiago, avviso prot. 1041, 8 febbraio 1937, con attestazione di affissione del 18 febbraio 1937
  • R. Consolato d’Italia in Melbourne, attestazione di affissione dell’avviso, 22 marzo 1937
  • Comune di Asiago, registro degli atti di matrimonio 1937, parte II serie A n. 25
  • National Archives of Australia, MP1103/2, 12231