Il registro rovinato di Gonzaga
Da una piastrina di riconoscimento a un atto di nascita che l’acqua aveva cancellato.
Sul tavolo c’è una piastrina di riconoscimento in ottone. Sette righe punzonate:
24850 — GIACOMINELLI UGO DI ANGELO E PAVESI EMMA — CL. 1900 — GONZAGA — MANTOVA
L’oggetto
Una piastrina di riconoscimento non è una medaglia né un ricordo: è un documento anagrafico portato addosso. Serve a una cosa sola — dare un nome a un corpo quando il corpo non può più darselo da sé.
Gli eserciti ci arrivano tardi e per gradi. L’Italia adotta un primo piastrino già alla fine dell’Ottocento: una targhetta di zinco di 37 × 54 mm, forata agli angoli perché fosse cucita dentro la giubba, con nome, matricola, anno di nascita, distretto militare e categoria di arruolamento. Cucita nella stoffa, però, seguiva la sorte della stoffa: sui caduti rimasti giorni sul campo era quasi inservibile.
Durante la Grande Guerra si passa a un astuccio di latta di 52 × 34 mm, due guancette unite da una cerniera, con un appiccagnolo per portarlo al collo. Dentro non c’è metallo inciso ma un cartiglio di carta: dati anagrafici, matricola, grado, reparto, distretto militare, nomi dei genitori, residenza, vaccinazioni. Molte più informazioni — e molta più fragilità. La carta, nell’umidità di una fossa, fa esattamente quello che ha fatto il registro di Gonzaga.
Negli anni Trenta la carta viene abbandonata. Arriva il modello che abbiamo in mano: una medaglia rettangolare di ottone di circa 52 × 37 mm, formata da due lamierini sovrapposti, appesa a una catenella metallica. I dati non sono più scritti: sono punzonati nel metallo, lettera per lettera, con un punzone battuto a mano. È per questo che si leggono ancora oggi. E la piastrina è concepita per spezzarsi: una metà resta sul corpo per il riconoscimento sul posto, l’altra viene staccata e consegnata perché il decesso possa essere registrato. Un documento in due copie — una per il morto, una per l’archivio.
Qui sta la ragione per cui una piastrina è una fonte genealogica e non un cimelio. Non contiene ciò che serve a un soldato: contiene ciò che serve a un ufficio di stato civile. Cognome, nome, paternità e maternità, anno di nascita, comune di nascita, distretto militare — è, riga per riga, la struttura di un atto di nascita ridotta a poche righe di ottone.
E infatti quella di Ugo dice:
- 24850 — il numero di matricola;
- C — la religione, «cattolico», che su questi modelli veniva punzonata accanto alla matricola;
- GIACOMINELLI UGO DI ANGELO E PAVESI EMMA — cognome, nome e i due genitori, nella stessa forma in cui li scriverebbe un atto;
- CL. 1900 — la classe di leva, cioè l’anno di nascita;
- GONZAGA — il comune di nascita, che è anche il comune dove cercare l’atto;
- MANTOVA — il distretto militare, preceduto da una sigla che il tempo ha reso illeggibile.
Sono le stesse voci che un ufficiale di stato civile metterebbe in fila. Con una differenza: l’ottone non prende umidità.
Un dettaglio da registrare, perché sposta le date: il modello in ottone è degli anni Trenta. La piastrina non appartiene quindi alla chiamata alle armi della classe 1900, avvenuta nel 1918, ma a un servizio successivo — quando Ugo aveva già passato i trentacinque anni ed era da tempo impiegato a Bologna, sposato. Quale servizio, lo direbbe il suo foglio matricolare.
È tutto quello che serve per cominciare, ed è già molto: nome, paternità e maternità, classe di leva, comune di nascita, distretto militare. Il punto di arrivo naturale è uno solo — l’atto di nascita: Gonzaga, registro delle nascite dell’anno 1900.
Il muro
Il volume esiste. Ma la carta della pagina che riguarda Ugo è passata attraverso acqua e muffa: l’inchiostro è migrato, il foglio è macchiato in profondità e di un testo che occupava mezza pagina restano isole di parole.

Si legge il numero d’ordine, 257. Si legge il cognome. Si intravedono «del dì quindici», «Gonzaghetto», «Ugo, Dante». Il resto — l’anno per esteso, l’ora, l’età del padre, il nome della madre, i testimoni — non è più recuperabile da quel foglio. Nessun trattamento dell’immagine restituisce inchiostro che non c’è più.
Fermarsi qui significa avere un antenato con una data approssimativa e nessuna prova.
La crepa
A margine dell’atto, però, la carta ha tenuto. Le annotazioni marginali si scrivono anni dopo l’atto, con inchiostro diverso, in una fascia del foglio che il danno ha risparmiato. E lì si legge:

… Giuliani Laura … Comune di Bologna … il 29.12.28 … atto iscritto al N° 1452, parte I …
Non è l’atto di nascita. È il matrimonio di Ugo, annotato per legge sul suo atto di nascita. Una riga che sposta la ricerca di centoventi chilometri e di ventotto anni.
La via laterale
Bologna, registro degli atti di matrimonio 1928, parte I, atto 1452. L’atto conferma l’identità e la arricchisce: Giacominelli Ugo, celibe, di anni ventotto, impiegato, nato in Gonzaga, residente in Bologna, figlio del fu Angelo Giuseppe e della fu Pavesi Emma; sposa Giuliani Laura, nubile, di anni venticinque, magliaia, nata in Bologna, figlia di Torquato e di Cerè Augusta. Testimoni Giuliani Anita, casalinga, e Vitali Alfredo, impiegato.

Ma la parte decisiva non è l’atto. È il fascicolo che gli sta dietro.
Gli allegati
Per sposarsi occorre dimostrare chi si è. Il Comune raccoglie i documenti che gli sposi presentano e li rilega in un volume separato — gli allegati — che resta in archivio accanto al registro. La coperta del fascicolo n. 1452 del 1928 dichiara: Documenti inclusivi n. 8.

Fra quegli otto c’è un estratto dell’atto di nascita di Ugo, rilasciato dal Comune di Gonzaga il 23 agosto 1928 — quando il registro era ancora leggibile. Il documento riporta per intero ciò che l’originale ha perso:

- nato il 15 ottobre 1900, alle ore diciotto, nella casa posta in Gonzaga, frazione Gonzaghetto;
- dichiarato il 19 ottobre dal padre, Giacominelli Angelo Giuseppe, di anni quarantuno, capitano nel Regio Esercito, domiciliato in Suzzara;
- madre Pavesi Emma, «civile e possidente, sua moglie, seco lui convivente»;
- nomi imposti: Ugo, Dante;
- testimoni Signorelli Massimiliano, impiegato, e Sacchi Giovanni, cursore.
La lacuna è colmata — e non con una ricostruzione o una deduzione, ma con una copia autentica dello stesso atto, redatta prima del danno.
Nello stesso fascicolo c’è anche l’estratto di nascita della sposa: Giuliani Laura Maria Mafalda, nata a Bologna il 15 marzo 1903 in frazione San Giuseppe, figlia di Torquato, colono di ventisei anni, e di Cerè Augusta, massaia.

Da lì in su
Con i nomi dei genitori accertati, la risalita si apre. Il matrimonio di Angelo Giuseppe ed Emma è celebrato a Gonzaga il 27 dicembre 1893 e trascritto a Mantova il 5 gennaio 1894: lo sposo ha trentaquattro anni, è capitano d’artiglieria, nato a Suzzara, figlio di Carlo e della fu Forattini Caterina; la sposa ne ha ventiquattro, è nata a Palidano di Gonzaga, figlia di Giovanni Pavesi e di Corniani Paolina.

Un fratello maggiore di Ugo, Carlo, nasce a Gonzaghetto il 4 novembre 1894 e l’atto viene trascritto a Mantova, dove la famiglia risiede. Fra i testimoni compare Pavesi dottor Giovanni, di cinquantatré anni, possidente: con ogni probabilità il nonno materno del neonato.

Due generazioni sopra la piastrina.
Il principio
Un atto di stato civile non è mai solo. Attorno a ogni registro esistono duplicati, trascrizioni in altri comuni, annotazioni marginali e fascicoli di allegati, prodotti in momenti diversi e conservati in luoghi diversi.
Quando il foglio principale è illeggibile, la domanda giusta non è come recupero questo foglio, ma chi altro, e quando, ha copiato questo foglio.
In questo caso la risposta era: l’ufficiale di stato civile di Gonzaga, nell’agosto del 1928, per un matrimonio che si sarebbe celebrato a Bologna in dicembre.
Cosa resta aperto
- Il foglio matricolare di Ugo (classe 1900, distretto militare di Mantova) presso l’Archivio di Stato di Mantova: restituirebbe il servizio militare a cui la piastrina appartiene.
- I Giacominelli di Suzzara: Carlo e Forattini Caterina, e la generazione che li precede.
- I Pavesi e i Corniani di Palidano e Gonzaga, da cui viene Emma Lucia.
Le fonti utilizzate
- Piastrina di riconoscimento, ottone, collezione privata.
- Comune di Gonzaga, Registro degli atti di nascita 1900, parte I, atto n. 257 (originale, danneggiato) e relativa annotazione marginale di matrimonio.
- Comune di Gonzaga, Estratto dal registro degli atti di nascita dell’anno 1900, atto n. 257 p. I, rilasciato il 23 agosto 1928.
- Comune di Bologna, Registro degli atti di matrimonio 1928, parte I, atto n. 1452, p. 737.
- Comune di Bologna, Coperta dei fascicoli degli allegati, anno 1928, fasc. n. 1452 (documenti inclusivi n. 8).
- Comune di Bologna, Estratto dal registro degli atti di nascita dell’anno 1903, atto n. 679 p. I (Giuliani Laura), copia conforme dell’11 settembre 1928.
- Comune di Mantova, Registro degli atti di matrimonio 1894, trascrizione dell’atto celebrato a Gonzaga il 27 dicembre 1893.
- Comune di Mantova, Registro degli atti di nascita 1894, atto n. 66, trascrizione dell’atto di nascita di Giacominelli Carlo.