Decreto reale di dispensa da impedimento matrimoniale

Approfondimento

La dispensa reale dagli impedimenti di matrimonio

Che cos’è, com’è fatto il fascicolo, come si riconosce nei registri e dove si cercano le carte

Quando in un atto di matrimonio dell’Ottocento compare la formula «ottenuta dispensa con Regio Decreto in data…», dietro quella riga c’è un fascicolo. Ed è, per chi ricostruisce una famiglia, uno dei documenti più ricchi che lo stato civile italiano abbia mai prodotto.

Che cosa vietava il codice

Il codice civile del Regno d’Italia, entrato in vigore il 1° gennaio 1866, elencava agli articoli 58–60 gli impedimenti di parentela, affinità e adozione. In linea retta il divieto era assoluto. In linea collaterale l’articolo 59 vietava il matrimonio in tre casi:

Codice civile 1865, art. 59

«In linea collaterale il matrimonio è vietato: 1° tra le sorelle e i fratelli legittimi o naturali; 2° tra gli affini nel medesimo grado; 3° tra lo zio e la nipote, la zia ed il nipote.»

Il numero 2 è il caso dei cognati: chi voleva sposare la vedova del fratello, o il vedovo della sorella, ricadeva lì. Non era un divieto insuperabile, ma la deroga non la dava né il sindaco né il tribunale:

Codice civile 1865, art. 68

«Il Re, quando concorrano gravi motivi, può dispensare dagli impedimenti indicati nei numeri 2 e 3 dell’articolo 59. Può anche dispensare dall’impedimento di età…»

Due conseguenze pratiche. La prima: una dispensa reale non riguarda solo l’affinità — poteva servire per lo zio e la nipote, o per l’età minima. La seconda: il provvedimento nasce a Roma, presso il Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti, e arriva al comune come estratto conforme firmato dal direttore capo di divisione. È carta ministeriale in un fascicolo di paese.

Di che cosa è fatta la pratica

La domanda doveva provare due cose: il grado esatto di parentela o affinità, e i «gravi motivi». Da qui la composizione tipica del fascicolo, che vale la pena elencare perché ogni pezzo è una fonte a sé:

Albero genealogicoredatto e certificato dall’ufficiale dello stato civile sui registri anagrafici del comune, con l’indicazione di sezione, foglio di casa e volume
Fedi di nascitaestratte dai registri parrocchiali per gli anni anteriori al 1866, con firma del parroco legalizzata dal sindaco
Atto di mortedel coniuge da cui deriva l’affinità: è il documento che rende attuale l’impedimento
Legalizzazionidel sindaco sulle firme dei parroci e del tribunale civile sulla firma dell’ufficiale di stato civile
Decretoestratto conforme del decreto reale, con la data dell’udienza e la data del provvedimento

L’albero genealogico è il pezzo che interessa di più il genealogista, e non per ragioni sentimentali: è una ricostruzione della famiglia fatta d’ufficio, sui registri anagrafici, e certificata «esatta e fedele in tutte le sue parti». Fotografa il nucleo con i coniugi, i figli, i nipoti e le date di morte recenti — cioè esattamente ciò che gli atti di stato civile, presi uno per uno, non dicono mai insieme.

Come si riconosce nei registri

Il segnale è nell’atto di matrimonio, nella parte finale dedicata ai documenti prodotti. La formula ricorrente è: «Gli sposi hanno ottenuto dispensa dall’impedimento risultante dall’affinità fra loro esistente con Decreto Reale in data…», spesso con il rinvio all’atto di richiesta delle pubblicazioni, dove la questione era stata sollevata per la prima volta.

Quel rinvio è un’indicazione operativa, non una formalità: se l’atto di matrimonio rimanda alla richiesta di pubblicazioni, la ricerca continua lì. E la carta vera — il decreto, l’albero, le fedi — non sta nel registro, ma nel volume degli allegati.

Dove si cercano le carte

Gli allegati di matrimonio. Sono la strada maestra. L’ufficiale di stato civile inseriva i documenti prodotti dagli sposi «nel volume degli allegati a questo registro»: è lì che il decreto reale sopravvive. Degli atti di stato civile postunitari esistono due esemplari, quello del comune e quello destinato al tribunale; la seconda serie, con i suoi allegati, è di norma confluita negli Archivi di Stato provinciali, ed è quella più spesso digitalizzata e consultabile.

L’archivio storico comunale. Oltre agli allegati, conserva il carteggio: la corrispondenza con la prefettura e con il ministero, e le minute delle certificazioni rilasciate agli interessati.

Il versante ministeriale. Le dispense erano istruite dagli Affari civili del Ministero di Grazia e Giustizia e dei Culti; la documentazione prodotta a Roma va cercata nei fondi del ministero conservati all’Archivio centrale dello Stato, con l’avvertenza che la consultazione richiede di partire dagli inventari di serie e non dai nomi.

Il fascicolo ecclesiastico parallelo. È l’aspetto che quasi tutti dimenticano. L’affinità in linea collaterale fino al secondo grado era impedimento dirimente anche per il diritto canonico — un divieto di lunga tradizione, che il Codice del 1917 avrebbe confermato al canone 1077 e che solo il Codice del 1983 ha ridotto alla sola linea retta. Una coppia di cognati che volesse sposarsi anche in chiesa aveva quindi bisogno di due dispense, una civile e una ecclesiastica: quella religiosa lascia traccia nei processetti matrimoniali dell’archivio parrocchiale o diocesano. Trovata una dispensa reale, vale sempre la pena cercare la gemella.

Due avvertenze

La prima riguarda le indicazioni geografiche. I decreti ministeriali accompagnano il nome del comune con una parentesi che non sempre è la provincia: può indicare il distretto giudiziario. Un comune «di Firenze» che in provincia di Firenze non è mai stato non è un errore da correggere, ma un dato da interpretare.

La seconda riguarda il silenzio delle carte. Il fascicolo prova il grado di affinità, mai il motivo. I «gravi motivi» dell’articolo 68 restano fuori dai documenti: li si ricostruisce dalle date, dalla composizione della famiglia, dal foglio di casa. È lavoro di inferenza, e va dichiarato come tale.

Un matrimonio che ha richiesto una firma reale è un matrimonio che ha lasciato dietro di sé molta più carta del normale. È il raro caso in cui un ostacolo, per il ricercatore, è una fortuna.

Riferimenti

Codice civile del Regno d’Italia, 1865, artt. 58–60 e 68.

Codex Iuris Canonici, 1917, can. 1077 (affinità: linea retta in ogni grado, linea collaterale fino al secondo grado incluso).

Codice di diritto canonico, 1983, can. 109 e 1092 (affinità limitata alla linea retta).

Caso di studio: Per sposare la cognata ci volle il Re — Torrita, 1876–1877.