Il padre di centodiciotto anni
Avola, 1938. Uno sposo di ottantadue anni, celibe. E, tre righe più sotto, un padre defunto a cui il registro attribuisce un’età impossibile.
Il 29 agosto 1938, alle undici e cinquanta, si presenta nella casa comunale di Avola, davanti al podestà Vittorio Loreto, un uomo di ottantadue anni. Si chiama Corrado Pacca, è invalido, celibe, e chiede le pubblicazioni per sposare Eufrasia Figura, cinquantanove anni, casalinga, nubile, nata a Noto. Il matrimonio sarà celebrato il 19 settembre nella chiesa di San Nicolò e trascritto nei registri civili il giorno seguente. In calce alle pubblicazioni firmano lo sposo e i due testimoni; la sposa no, «perché analfabeta».
Un primo matrimonio a ottantadue anni basterebbe da solo a fare una curiosità. Ma la riga che ferma chi legge è quella immediatamente successiva.

Centodiciotto anni. E l’ufficiale non è distratto: nella stessa frase scrive «fu» e «residente in vita in Avola». Sa perfettamente che quell’uomo è morto, e gli attribuisce comunque un’età.
Il conto torna
Michelangelo Pacca nasce a Positano il 26 luglio 1820. Lo presenta all’ufficiale il padre, don Giuseppe Pacca, farmacista, di trentasei anni, domiciliato in Strada la Grassita; la madre è Teresa Paolillo. Il giorno seguente il bambino è battezzato nella chiesa di Santa Maria col nome di Michelangelo.

Trent’anni dopo lo ritroviamo in Sicilia. Il 13 luglio 1850, nella casa comunale di Floridia, «Michelangelo Pacca celibe di anni trentuno, nato in Positano, di professione negoziante, domiciliato in Avola», figlio del fu Giuseppe e della fu Teresa Paolillo, promette solennemente di sposare Giuseppa di Mattina, nubile, di quindici anni. Da quel matrimonio nascerà, ad Avola, Corrado.
1938 meno 1820 fa centodiciotto. Il numero non è un errore di lettura né una millanteria di famiglia: è l’età che Michelangelo avrebbe avuto nell’agosto del 1938 se non fosse morto. L’ufficiale ha compilato la casella «di anni» partendo dall’anno di nascita, come si fa per i vivi, senza chiedersi se il calcolo avesse senso per un defunto. E non è una svista isolata: poche righe sotto, sulla stessa pagina, anche il padre della sposa — «fu Antonino» — riceve la sua età, settantatré anni.
Cosa insegna al ricercatore
- «Di anni» non è un dato calcolato. È un dato dichiarato, e per un genitore defunto può essere un’età puramente teorica. Non usarla mai per stimare l’anno di morte.
- Le età si copiano da un atto all’altro. Eufrasia Figura è nata il 2 settembre 1878: alle pubblicazioni del 29 agosto ha ancora cinquantanove anni, e cinquantanove restano nell’atto del 19 settembre, quando ne aveva ormai compiuti sessanta.
- Nemmeno lo sposo è esente. Dichiarato di ottantadue anni, ma l’atto parrocchiale lo dice nato ad Avola il 5 marzo 1855: ne aveva ottantatré.
- Si scioglie solo incrociando. L’assurdità si spiega perché esistono l’atto di nascita del 1820 e la promessa di matrimonio del 1850. Senza quei due documenti, il centodiciotto resta un aneddoto da bar.
Padre e figlio, su una sola riga di registro, tengono insieme centodiciotto anni di storia italiana: dal Regno delle Due Sicilie del 1820 all’«anno XVI E.F.» stampigliato in cima al foglio.
Comune di Positano, registri dello stato civile, Atti di nascita 1820, atto n. 75.
Comune di Floridia, Atti della solenne promessa di celebrare il matrimonio, 1850, n. 58.
Comune di Avola, Pubblicazioni di matrimonio, Parte I, 1938, atto n. 140.
Parrocchia di San Nicolò in Avola, atto di matrimonio (Mod. XV b), 19 settembre 1938, n. 155.
Comune di Avola, Atti di matrimonio, Parte II Serie A, 1938, atto n. 145.