Centododici, o novantaquattro
Piscopio, 1891. Il registro dei morti attribuisce a una vedova un’età che sarebbe da primato europeo. Altri due documenti la smentiscono e, nel farlo, spiegano perché l’errore è nato.
Il 15 gennaio 1891, alle tre e ventidue del pomeriggio, due contadini di Piscopio si presentano nella casa comunale per denunciare una morte. Sono Michele Zaccaria, di sessantotto anni, e Saverio Piperno, di cinquantasei. Dichiarano che alle undici e quarantadue del mattino, nella casa di contrada Garibaldi al numero 51, è morta Anna Ruggiero, contadina, vedova di Vincenzo Sorbilli.
E le attribuiscono centododici anni.

Centododici anni nel 1891 vuol dire nata nel 1779: sarebbe uno dei casi di longevità più straordinari mai registrati in Europa. Ma a dichiararlo non è un figlio né un nipote, sono due vicini di casa, e l’atto si chiude con la formula «avendo gli altri detto di non saper scrivere». Nel fascicolo di questa donna, però, ci sono altri due documenti. Il conto si può fare.
La prova
Il 18 novembre 1841 l’arciprete di Piscopio, don Domenico Rondinelli, estrae dal libro dei battezzati della parrocchia di San Michele Arcangelo, al foglio 205, una fede rilasciata «a solo oggetto di matrimonio».

Nata e battezzata lo stesso giorno, l’11 settembre 1796. Dal 1796 al gennaio 1891 corrono novantaquattro anni e quattro mesi. Il registro dei morti ne dichiara diciotto di troppo.
Il terzo documento fa da controprova indipendente. Due giorni dopo la fede, il 20 novembre 1841, nella casa comunale di Piscopio — distretto di Monteleone, provincia di Calabria Ulteriore Seconda — davanti al sindaco Michele Labella, Anna Rugiero promette solennemente di celebrare il matrimonio con Vincenzo Sorbilli. L’atto la dichiara di quarantacinque anni: esattamente l’età che aveva, avendoli compiuti il settembre precedente. Finché c’era lei a rispondere, il numero era giusto.

Perché l’errore è nato
La risposta è in quello stesso atto del 1841. Anna si sposa a quarantacinque anni; Vincenzo Sorbilli, bracciale, figlio di Paolo, ne ha ventisei. Diciannove anni di differenza, con la donna più vecchia, nella Calabria borbonica. A quell’età Anna non avrà figli.
Cinquant’anni dopo, quando muore, non c’è un figlio né un nipote a dichiararla: ci sono due vicini di casa. Nessuno dei viventi l’aveva conosciuta da giovane, nessuno sapeva quando fosse nata. Il paese ha visto una vedova vecchissima e sola, e ha tirato al rialzo. E infatti lo stesso atto sbaglia anche il nome del padre — scrive «del fu Bruno», mentre battesimo e matrimonio dicono entrambi Francesco. Due errori nella stessa riga, una sola causa.
Cosa insegna al ricercatore
- Nessuna età nei registri è verificata. L’ufficiale di stato civile registrava quanto gli veniva dichiarato, senza confrontarlo con l’atto di nascita: anche i figli davano spesso cifre approssimative. Chi dichiara sposta il margine dell’errore, non lo elimina.
- Confronta più atti della stessa persona. Qui la promessa del 1841, con Anna presente, è esatta al mese; l’atto di morte del 1891, dichiarato da due estranei alla famiglia, sbaglia di diciotto anni.
- Gli allegati valgono quanto l’atto. Questa fede di battesimo esiste solo perché nel 1841 serviva per sposarsi: senza i processetti matrimoniali il 1796 sarebbe irrecuperabile, dato che lo stato civile in Calabria comincia nel 1809.
- Quando un dato è sbagliato, cerca il perché. Quasi sempre lo spiega un altro documento della stessa persona.
Resta il fatto: Anna Ruggieri è morta a novantaquattro anni e quattro mesi, nella Calabria del 1891. Non è il primato che il registro prometteva. È qualcosa di più raro — un’età altissima che si può dimostrare riga per riga.
Parrocchia di San Michele Arcangelo, Piscopio, libro dei battezzati, foglio 205; fede rilasciata il 18 novembre 1841 dall’arciprete Domenico Rondinelli.
Comune di Piscopio, distretto di Monteleone, provincia di Calabria Ulteriore Seconda, Atti della solenne promessa di celebrare il matrimonio, 1841, n. 9.
Comune di Piscopio, Registro degli atti di morte, 1891, atto n. 2.