Tredici giorni di matrimonio

Fenoglio–Cardelli, Monsummano 1916: una procura dal fronte, una sposa morente, una figlia da legittimare.

Il 28 agosto 1916, alle nove e venti di sera, l’assessore Vivarello Boschi uscì dal municipio di Monsummano con il segretario comunale e andò a celebrare un matrimonio in una casa privata di via della Pineta. La sposa non poteva alzarsi dal letto. Lo sposo era a Casale, sotto le armi. All’altare improvvisato, nessuno dei due.

È l’atto n. 4 della Parte II serie B dei registri di matrimonio di Monsummano, allora provincia di Lucca. In una sola pagina mette in fila quattro istituti diversi, e per questo vale come caso di scuola.

Che cosa dice l’atto

Atto di matrimonio, Comune di Monsummano, parte II serie B, n. 4, 28 agosto 1916
L’intestazione del registro dice «ATTI DI MATRIMONIO – Parte II – Serie B». L’atto è scritto a mano su foglio bianco, perché il caso non entrava in nessun modulo.

L’ufficiale si trasferisce nella casa della sposa perché Cardelli Alfonsina, con certificato del dottor Arturo Marescotti rilasciato quello stesso giorno, ha giustificato «che per gravi condizioni [di] salute è a lei assolutamente impedito di recarsi alla casa comunale per celebrare il matrimonio».

L’atto si ferma lì. Il certificato, che sta fra gli allegati, dice molto di più:

Certificato del medico condotto di Monsummano, 28 agosto 1916
Condotta medico-chirurgica di Monsummano, 28 agosto 1916, legalizzato dal sindaco lo stesso giorno.

«Il sottoscritto Medico-Chirurgo Condotto del Comune suddetto attesta che Cardelli Alfonsina figlia di Vivarello, dimorante a Monsummano, è affetta da intossicazione mercuriale […]. È stata riportata dall’ospedale di Lucca essendo in imminente pericolo di vita.»

Rilasciato il 28 agosto 1916 e legalizzato dal sindaco lo stesso giorno, «in carta libera per uso militare».

Non era un’indisposizione: la sposa era stata rimandata a casa dall’ospedale di Lucca perché stava morendo. Da qui tutto il resto si riordina — il certificato emesso in giornata, l’ufficiale che esce dal municipio la sera stessa, le nove e venti di sera come ora di celebrazione, la corsa a legittimare la figlia. E la procura, perché lo sposo era a Casale con il reggimento e non sarebbe arrivato in tempo in nessun caso.

Il documento non dice da che cosa derivasse l’intossicazione, e non è compito di una scheda genealogica indovinarlo: i composti di mercurio, nel 1916, erano insieme farmaci, disinfettanti domestici e materie prime industriali. Quello che il documento prova è la condizione, non la causa.

Lì trova Parlanti Menotti, trent’anni, muratore di Monsummano, «mandatario di Fenoglio Bartolommeo Enrico, celibe, di anni venti, attualmente sotto le armi, residente in Crissolo, figlio di fu Pietro e della fu Catterina Colomba, autorizzato a contrarre matrimonio con atto di procura speciale in virtù del Regio Decreto 23 Maggio 1915 N° 718 e del Decreto Luogotenenziale 24 Giugno 1915».

Sono esattamente le due norme di cui si è detto sopra, citate per esteso dall’ufficiale di stato civile.

Letta la procura e letti gli articoli 130, 131 e 132 del codice civile, i due sono dichiarati uniti in matrimonio. In coda all’atto gli sposi dichiarano che dalla loro unione era già nata una figlia, registrata al numero 249 dei registri di nascita, e la riconoscono «per propria figlia agli effetti della loro legittimazione». L’atto si chiude con una riga che vale una biografia: lo sottoscrivono tutti «tranne la sposa perché illetterata».

I quattro istituti sovrapposti

Atto di procura, 1916
L’atto di procura, manoscritto, si apre con la formula «Regnando S.M. Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia».

Matrimonio per procura, perché lo sposo è al fronte.

Matrimonio celebrato fuori dalla casa comunale, perché la sposa è inferma — con il certificato medico agli atti, che è il documento che rende legittima la trasferta dell’ufficiale.

Vale la pena notare quale strada l’ufficiale abbia scelto. Il certificato parla di imminente pericolo di vita, e quello era un istituto a sé, con formalità proprie. L’assessore however lo tratta come un ordinario impedimento a recarsi in municipio, e nell’atto scrive soltanto «gravi condizioni di salute». La formula più leggera, quella che non richiedeva altro che il certificato del medico condotto. Chi legge solo l’atto non si accorge di nulla; chi apre gli allegati trova il resto.

Riconoscimento e legittimazione di una figlia, che è la ragione per cui quel matrimonio si fa in fretta e in quelle condizioni.

Autorizzazione militare e consiglio di famiglia, perché lo sposo ha vent’anni: è minorenne, e per giunta orfano di entrambi i genitori.

Il consiglio di famiglia, e perché serviva

È la parte che nessuna guida racconta. Fenoglio Bartolomeo Enrico è nato l’11 giugno 1896: ad agosto 1916 ha vent’anni, e la maggiore età si raggiungeva a ventuno. Per sposarsi gli serviva il consenso dei genitori — ma il padre Pietro e la madre Caterina Colomba erano morti entrambi.

Verbale di costituzione del consiglio di famiglia, Crissolo 1916
Il verbale di costituzione del consiglio di famiglia del minore, redatto in bollo ai sensi della legge 23 aprile 1911 n. 559.

Il fascicolo conserva quindi il verbale di costituzione del consiglio di famiglia del minore, redatto a Crissolo davanti al pretore, con i parenti convocati a deliberare — nel documento compaiono più Fenoglio, chiamati a fare le veci del padre che non c’era più. Senza quel verbale il matrimonio non si sarebbe potuto celebrare.

Autorizzazione al matrimonio del 2° Reggimento Genio, Casale, 1° maggio 1916
«Il soldato della classe 1896 effettivo al suddetto Reggimento Fenoglio Bartolomeo è autorizzato a contrarre matrimonio con la giovane Cardelli Alfonsina.»

A questo si aggiunge il permesso dell’esercito. Il 2° Reggimento Genio — Deposito rilascia a Casale, il 1° maggio 1916, la dichiarazione che «il soldato della classe 1896 effettivo al suddetto Reggimento Fenoglio Bartolomeo è autorizzato a contrarre matrimonio con la giovane Cardelli Alfonsina», firmata dal colonnello comandante del deposito.

Il fascicolo: diciassette documenti

La copertina del fascicolo lo dice: «Documenti inclusi N. 17». È il numero che dovreste aspettarvi di trovare in una pratica di questo tipo, e spiega perché gli allegati valgono più dell’atto.

Ci sono, fra gli altri: l’atto di procura manoscritto, che si apre con la formula «Regnando S.M. Vittorio Emanuele III»; l’autorizzazione del comandante del deposito; il verbale del consiglio di famiglia; il certificato di stato libero dello sposo, rilasciato a Crissolo «in carta libera per comprovata povertà»; il certificato negativo di matrimonio della sposa; i certificati di eseguite pubblicazioni dei due comuni, celebrate a Crissolo le domeniche 13 e 20 agosto e a Monsummano il 6 e il 13; il certificato medico che giustifica la celebrazione in casa; gli estratti di morte dei genitori dello sposo; e il suo atto di nascita, che viene da Marsiglia.

Quest’ultimo apre un filone a sé. Bartolomeo Enrico era nato in Francia, figlio di emigranti piemontesi, e fu poi iscritto di leva a Crissolo, nel distretto militare di Cuneo. Un caduto italiano della Grande Guerra nato all’estero: la sua vicenda comincia con un’emigrazione.

Come andò a finire

Il medico non si era sbagliato.

Atto di morte n. 98, Comune di Monsummano, 10 settembre 1916
«è morta Cardelli Alfonsina di anni ventidue […] moglie di Fenoglio Bartolommeo Enrico».

Atto di morte n. 98 del comune di Monsummano. Il 10 settembre 1916, alle sei del mattino, nella casa dove tredici giorni prima era stata sposata, muore Cardelli Alfonsina, di anni ventidue. A denunciarne la morte va, fra gli altri, Venturini Guglielmo — lo stesso uomo che aveva firmato come testimone alle nozze.

Nell’atto è registrata come «moglie di Fenoglio Bartolommeo Enrico». La procura aveva fatto in tempo.

Il marito non lo seppe mai davvero da vicino: era a Casale, poi al fronte. L’Albo d’Oro dei Caduti registra Fenoglio Bartolomeo di Pietro, soldato della 5ª centuria, nato l’11 giugno 1896 in Francia ed iscritto di leva nel comune di Crissolo, distretto militare di Cuneo, morto il 27 giugno 1917 nella 40ª sezione di sanità per ferite riportate in combattimento — Piemonte II, volume XV, pagina 317. È sepolto nel Sacrario militare di Caporetto.

Che cosa resta

Fra il matrimonio e la morte della sposa passano tredici giorni. Fra il matrimonio e la morte dello sposo, dieci mesi. Di quell’unione non resta una casa, né una vedova, né una pensione: resta una bambina, che nel giro di dieci mesi perde entrambi i genitori.

Ed è esattamente per lei che quel matrimonio fu fatto. Senza l’atto del 28 agosto 1916 sarebbe rimasta figlia naturale di due morti, senza cognome paterno, senza diritti successori e senza titolo sulla pensione privilegiata di guerra. Con quell’atto è figlia legittima di un caduto.

Un ufficiale di stato civile che esce di sera, un muratore che sta al posto dello sposo, un certificato medico scritto in giornata e una procura firmata a quattrocento chilometri di distanza: tutto quel meccanismo serviva a cambiare la condizione giuridica di una bambina, e riuscì con tredici giorni di margine.

È il motivo per cui vale la pena capire come funzionavano questi matrimoni. Raramente erano una formalità. Quasi sempre erano l’ultima cosa che qualcuno riusciva a fare.

Un’avvertenza sull’Albo d’Oro

La scheda online dell’Albo d’Oro riporta «Comune nascita: Crissolo». È un’imprecisione della banca dati, non della fonte: il testo a stampa dell’Albo dice chiaramente «nato in Francia ed iscritto di leva nel comune di Crissolo». La normalizzazione informatica ha trasformato il comune di leva in comune di nascita.

È un errore da tenere presente ogni volta che si usa quella banca dati: per i caduti nati all’estero — e gli emigrati non erano pochi — il campo «comune di nascita» può indicare il comune di iscrizione alla leva. Leggete sempre anche il testo descrittivo, non solo i campi.


I documenti

Fascicolo di ricerca privato.

  • Comune di Monsummano (allora provincia di Lucca, oggi Pistoia), registro degli atti di matrimonio 1916, parte II serie B, atto n. 4, con fascicolo di 17 documenti allegati
  • 2° Reggimento Genio, Deposito, autorizzazione al matrimonio, Casale, 1° maggio 1916
  • Verbale di costituzione del consiglio di famiglia del minore, Crissolo, marzo 1916
  • Condotta medico-chirurgica di Monsummano, certificato del dott. Arturo Marescotti, 28 agosto 1916
  • Comune di Monsummano, registro degli atti di morte 1916, atto n. 98, 10 settembre 1916
  • Ministero della Guerra, Albo d’Oro dei Caduti della Grande Guerra, Piemonte II, vol. XV, p. 317