{"id":1745,"date":"2026-08-27T05:10:53","date_gmt":"2026-08-27T05:10:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.genealogiafamiliare.it\/wp\/?p=1745"},"modified":"2026-08-27T05:29:51","modified_gmt":"2026-08-27T05:29:51","slug":"domenico-fracaro-internato-civile-italiano-in-australia-1940","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.genealogiafamiliare.it\/wp\/2026\/08\/27\/domenico-fracaro-internato-civile-italiano-in-australia-1940\/","title":{"rendered":"Domenico Fracaro \u2014 internato civile italiano in Australia (1940)"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;11 giugno 1940, il giorno dopo l&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia, la polizia australiana si present\u00f2 a Boulder, nel Western Australia, al numero 12 di King Street. Le liste erano pronte da mesi.<\/p>\n<p>Domenico Fracaro non era un soldato e non fu catturato in battaglia. Viveva in Australia da dodici anni e mezzo, faceva il minatore alla Great Boulder Proprietary, aveva una casa, una moglie e un figlio. Pochi mesi prima aveva presentato domanda di naturalizzazione australiana, e aveva pagato le tasse per ottenerla.<\/p>\n<p>Fu internato come <strong>enemy alien<\/strong>, straniero di paese nemico.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.genealogiafamiliare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1940-06-report-internee-fracaro-naa.jpg\" alt=\"Report on Internee, Australian Military Forces, giugno-luglio 1940\" \/><figcaption>Il modulo con \u00abPrisoner of War\u00bb cancellato a penna e il timbro \u00abINTERNEE\u00bb. National Archives of Australia, MP1103\/2, 12231.<\/figcaption><\/figure>\n<h2>Chi era<\/h2>\n<p>Fracaro Giobatta Domenico, nato ad <strong>Asiago il 29 gennaio 1906<\/strong>, figlio di Bortolo e di Mattea Benetti. Sbarcato a Melbourne il <strong>21 febbraio 1928<\/strong> dalla nave <em>City of Genoa<\/em>. Minatore, prima a Carlton e Bendigo nel Victoria, poi a Boulder nei giacimenti auriferi del Western Australia. Alto un metro e settantotto, capelli rossi, occhi nocciola.<\/p>\n<p>Nel 1936, senza tornare in Italia, si era sposato. Aveva firmato una procura davanti a un giudice di pace a Bendigo, e il 6 febbraio 1937 un cugino lo aveva rappresentato all&#8217;altare nella chiesa di Asiago. La sposa, Catterina Ida Bovo, lo raggiunse poi in Australia. \u00c8 l&#8217;altra met\u00e0 di questa storia, e la raccontiamo nella scheda <strong><a href=\"https:\/\/www.genealogiafamiliare.it\/wp\/matrimoni-per-procura\/caso-fracaro-bovo\/\">Fracaro\u2013Bovo, Asiago 1936-1937: un matrimonio per procura<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>Nel giugno 1940 lei \u00e8 con lui a Boulder, sotto il nome anglicizzato di <strong>Iris Ida<\/strong>, e hanno un figlio.<\/p>\n<h2>Il fascicolo<\/h2>\n<p>Il modulo di presa in carico registra i fatti in poche righe. Arrestato l&#8217;<strong>11 giugno 1940<\/strong> a Boulder, internato il <strong>14<\/strong>. Motivo: \u00abPolice warrant \u2014 Enemy Alien\u00bb. Un fratello era gi\u00e0 internato in un altro campo. E, nelle osservazioni finali:<\/p>\n<blockquote>\n<p>\u00abInternee has applied for naturalisation, last Feb or March, and paid fees.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.genealogiafamiliare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1940-08-17-bureau-relief-rottnest-naa.jpg\" alt=\"Report on Internee per gli International Bureaux of Relief and Information, 17 agosto 1940\" \/><figcaption>La scheda destinata a Ginevra, che indica il campo: Rottnest, Western Australia. NAA, MP1103\/2, 12231.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il <strong>17 agosto 1940<\/strong> la sua scheda viene compilata per gli <strong>International Bureaux of Relief and Information<\/strong>, il canale ginevrino previsto dalla Convenzione del 1929 attraverso cui le famiglie in Italia potevano sapere dove fossero i loro. Luogo di internamento: <strong>Rottnest<\/strong>, l&#8217;isola davanti a Perth.<\/p>\n<p>Il <strong>3 settembre<\/strong> firma la dichiarazione dei beni, ed \u00e8 il documento che restituisce meglio di ogni altro che cosa fosse una vita interrotta a met\u00e0: mezza quota di una casa di sei stanze in lamiera e legno, in societ\u00e0 con il fratello Vittorio; quaranta o cinquanta galline; un terzo di un camion International da due tonnellate; un grammofono e centoventi dischi; una cassetta completa di attrezzi da carpentiere; una bicicletta Malvern Star; un orologio d&#8217;oro da polso, annotato come \u00abin Camp\u00bb; un fucile a due canne, \u00abin the hands of the Police\u00bb. Un conto in banca a Boulder con circa cinquecento sterline. Delega la moglie ad amministrare tutto.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.genealogiafamiliare.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/1941-01-04-rilascio-su-parola-naa.jpg\" alt=\"Report on Internee, release, 4 gennaio 1941\" \/><figcaption>\u00abThis internee was released from internment on parole on 12.12.1940.\u00bb NAA, MP1103\/2, 12231.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il <strong>12 dicembre 1940<\/strong> viene rilasciato su parola. Sei mesi esatti di internamento.<\/p>\n<p>Il fascicolo si chiude con un foglio d&#8217;archivio: <em>Australian Archives (Vic), Accession No. MP 1103\/2, Department of the Army, Prisoners of War Information Bureau, Reports on P.O.W.&#8217;s and Internees, 1939-1945, Report No. PWW 12231 FRACARO G.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h1>Come si ricostruisce una vicenda di internamento in Australia<\/h1>\n<h2>La distinzione che decide tutta la ricerca<\/h2>\n<p>C&#8217;\u00e8 un equivoco che manda fuori strada quasi tutti, ed \u00e8 visibile a occhio nudo sui documenti.<\/p>\n<p>L&#8217;esercito australiano non aveva moduli per i civili internati. Us\u00f2 quelli dei prigionieri di guerra, cancellando a penna la dicitura sbagliata e stampandoci sopra un timbro: <strong>\u00abREPORT ON ~~PRISONER OF WAR~~ INTERNEE\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Da qui l&#8217;errore ricorrente. Chi trova quel modulo in famiglia conclude che il nonno fu prigioniero di guerra e lo cerca nei ruoli militari italiani, dove non c&#8217;\u00e8. Oppure, sapendo che era un civile, scarta i fondi dei prigionieri di guerra \u2014 e perde proprio la serie in cui il fascicolo \u00e8 conservato.<\/p>\n<table>\n<thead>\n<tr>\n<th><\/th>\n<th><strong>Internati civili<\/strong><\/th>\n<th><strong>Prigionieri di guerra<\/strong><\/th>\n<\/tr>\n<\/thead>\n<tbody>\n<tr>\n<td>Chi erano<\/td>\n<td>italiani <strong>gi\u00e0 residenti in Australia<\/strong><\/td>\n<td>militari catturati in Nord Africa ed Etiopia<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Quanti<\/td>\n<td>circa <strong>4.700<\/strong><\/td>\n<td>oltre <strong>18.000<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Quando<\/td>\n<td>dal <strong>giugno 1940<\/strong><\/td>\n<td>dal <strong>1941<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Da dove<\/td>\n<td>casa loro, in Australia<\/td>\n<td>trasferiti via mare dai campi britannici in India<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Campi tipici<\/td>\n<td>Rottnest e Harvey (WA), Loveday 9-10-14 (SA), Hay 6 (NSW), Tatura 1-2 (VIC)<\/td>\n<td>Cowra A e C (NSW), Hay 7-8, Murchison 13 (VIC)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Fine<\/td>\n<td>rilasci su parola gi\u00e0 <strong>dalla fine del 1940<\/strong><\/td>\n<td>rimpatriati fra il <strong>1946 e il gennaio 1947<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Se il vostro antenato risulta in Australia in una lista passeggeri o in un atto di stato civile <strong>prima<\/strong> del giugno 1940, appartiene alla prima categoria. Per la seconda si veda la scheda <strong><a href=\"https:\/\/www.genealogiafamiliare.it\/wp\/?p=1467\">Erminio Renzo Rossi \u2014 prigioniero italiano in Australia<\/a><\/strong>.<\/p>\n<h2>Quanti furono<\/h2>\n<p>Gli italiani residenti in Australia erano circa ventiseimila; gli internati <strong>circa 4.700<\/strong>, attorno a un quinto della comunit\u00e0. Le cifre puntuali che circolano in letteratura sono 4.721 e 4.727, secondo il criterio di conteggio.<\/p>\n<p>La distribuzione \u00e8 tutt&#8217;altro che uniforme: <strong>dal solo Queensland vennero 2.216 internati<\/strong>, quasi la met\u00e0 del totale, perch\u00e9 l\u00e0 gli italiani erano concentrati nelle piantagioni di canna da zucchero del nord e la loro presenza era percepita come una minaccia economica prima ancora che militare.<\/p>\n<p>Il dato che conta di pi\u00f9 per chi cerca: fra gli internati c&#8217;erano <strong>947 sudditi britannici naturalizzati<\/strong> e <strong>35 nati in Australia<\/strong>. La legge lo consentiva. Non date quindi per scontato che un antenato naturalizzato, o nato l\u00e0, non possa comparire in questi fondi.<\/p>\n<h2>Come funzionava<\/h2>\n<p>Alla base c&#8217;erano il <strong>National Security Act 1939<\/strong> (9 settembre 1939) e le <strong>National Security (Aliens Control) Regulations<\/strong>, emanate quattro giorni dopo. Prima ancora dell&#8217;internamento c&#8217;era la <strong>registrazione<\/strong>: ogni straniero doveva iscriversi presso la stazione di polizia locale, e i moduli \u2014 il pi\u00f9 comune \u00e8 il <strong>Form RA2<\/strong> \u2014 riportano nome, indirizzo, nazionalit\u00e0, data e luogo di nascita, professione, dati familiari e <strong>di norma una fotografia formato tessera<\/strong>.<\/p>\n<p>Ai <em>registered aliens<\/em> era vietato possedere armi da fuoco, macchine fotografiche, autoveicoli, imbarcazioni e piccioni viaggiatori; dovevano presentarsi periodicamente alla polizia e avevano limiti su viaggi, residenza, lavoro e perfino sull&#8217;uso della lingua italiana al telefono. \u00c8 la ragione per cui il fucile di Domenico risulta \u00abin the hands of the Police\u00bb gi\u00e0 prima dell&#8217;arresto.<\/p>\n<p>Chi veniva internato poteva ricorrere davanti agli <strong>Aliens Tribunals<\/strong>, istituiti alla fine del 1940. Nel primo anno concessero meno di centocinquanta rilasci: pochi, ma i verbali di quei ricorsi sono oggi fra le fonti biograficamente pi\u00f9 ricche dell&#8217;intero fondo, perch\u00e9 contengono l&#8217;interrogatorio, le testimonianze dei vicini e la ricostruzione della vita dell&#8217;internato.<\/p>\n<p>Una seconda ondata segu\u00ec Pearl Harbor, fra il dicembre 1941 e l&#8217;inizio del 1942, concentrata sul Nord Queensland. I rilasci si moltiplicarono dal 1943, accelerati dall&#8217;armistizio di settembre, ma spesso condizionati: divieto di risiedere sulla costa, obbligo di lavorare nel <strong>Civil Aliens Corps<\/strong> o nelle ferrovie, obbligo di presentazione alla polizia. I campi chiusero nel 1946. Nel 1991 il parlamento federale australiano approv\u00f2 all&#8217;unanimit\u00e0 mozioni di scuse.<\/p>\n<h2>Le due serie da provare per prime<\/h2>\n<p>Il <strong>Prisoners of War Information Bureau<\/strong> australiano, con sede a Melbourne, era l&#8217;ufficio previsto dalla Convenzione di Ginevra per censire prigionieri e internati e comunicarne i nomi a Ginevra. Ha prodotto le due serie che coprono <strong>entrambe le categorie<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>MP1103\/1<\/strong> \u2014 i moduli <em>Service and Casualty<\/em> (Form A112): identit\u00e0 e <strong>tutti gli spostamenti<\/strong> durante la detenzione, ricoveri ospedalieri, eventuale causa di morte.<\/li>\n<li><strong>MP1103\/2<\/strong> \u2014 i <strong>dossier<\/strong> con identit\u00e0, dati sulla famiglia, condizioni di salute ed effetti personali, redatti al momento della presa in carico. \u00c8 la serie del fascicolo di Domenico Fracaro.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Sono in larga parte digitalizzate e gli item sono intitolati con il cognome della persona: la ricerca per nome funziona.<\/p>\n<h2>I fascicoli individuali, Stato per Stato<\/h2>\n<p><strong>New South Wales (Sydney).<\/strong> <strong>C123<\/strong> <em>Service records concerning internees<\/em>, con le chiavi d&#8217;accesso <strong>C125<\/strong> (indice per nome), <strong>C126<\/strong> (per nazionalit\u00e0, utile per isolare gli italiani) e <strong>C127<\/strong> (per campo). E soprattutto <strong>C329<\/strong>, <em>Transcripts of internees&#8217; appeals before the Aliens Control Tribunals<\/em>: i verbali dei ricorsi. <strong>ST2476\/20<\/strong> raccoglie materiale specificamente italiano.<\/p>\n<p><strong>Queensland (Brisbane).<\/strong> <strong>BP242\/1<\/strong>, <em>Correspondence files relating to national security<\/em>: molti fascicoli riguardano singole persone internate. \u00c8 la serie decisiva, dato che dal Queensland venne quasi met\u00e0 degli internati italiani. Accanto, i fondi di registrazione degli stranieri (<strong>BP25\/1<\/strong>, <strong>BP289\/1<\/strong>, <strong>BP4\/3<\/strong>) e, dopo il rilascio, <strong>J1737<\/strong>, i fascicoli personali del Civil Alien Corps.<\/p>\n<p><strong>South Australia (Adelaide).<\/strong> <strong>D1901<\/strong>, <em>Loveday camp internee case files<\/em>, con l&#8217;indice nominativo <strong>D4028<\/strong>: cominciate da l\u00ec. <strong>D1920<\/strong> conserva ruoli nominativi ed <strong>estratti della censura postale<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Western Australia (Perth).<\/strong> <strong>K1171<\/strong>, <em>Internees and prisoners of war dossiers<\/em>, e <strong>PP246\/3<\/strong>; <strong>PP246\/2<\/strong> raccoglie i registri, che coprono entrambe le guerre mondiali. <strong>K1174<\/strong> \u00e8 ordinata alfabeticamente per cognome italiano. \u00c8 la sede competente per il caso di Boulder.<\/p>\n<p>Una precisazione che fa risparmiare tempo: <strong>A367<\/strong> (Canberra) e <strong>D1915<\/strong> (Adelaide) vengono spesso descritte come serie di fascicoli di internamento. Non lo sono: sono la corrispondenza della <em>Investigation Branch<\/em>, l&#8217;intelligence civile. Restano utilissime \u2014 chi era sorvegliato ha un dossier l\u00ec \u2014 ma il fascicolo di internamento vero e proprio sta altrove.<\/p>\n<h2>Come si interroga RecordSearch<\/h2>\n<p><strong>NameSearch<\/strong> consente la ricerca per cognome scegliendo una categoria (documenti di difesa compresi i prigionieri; immigrazione e naturalizzazione; sicurezza e intelligence). Accetta i caratteri jolly con almeno tre lettere, e togliendo la spunta <em>exact spelling<\/em> tollera le varianti. Il NAA stesso avverte che <strong>NameSearch non trova tutto<\/strong>: va integrata con l&#8217;<em>Advanced search<\/em> per item, restringendo per serie o per sede.<\/p>\n<p>Sui cognomi italiani mettete in conto le storpiature: i moduli furono compilati da impiegati australiani a orecchio, e <em>Gio&#8217; Batta<\/em> diventa <em>Giobatta<\/em>, Giuseppe diventa Joseph, i cognomi composti perdono o guadagnano spazi.<\/p>\n<p>I documenti del Commonwealth entrano in <em>open access<\/em> dopo <strong>vent&#8217;anni<\/strong>, quindi tutto il 1939-1947 \u00e8 liberamente accessibile. Il problema non \u00e8 la data ma se il singolo fascicolo sia gi\u00e0 stato esaminato: se l&#8217;item risulta <em>\u00abNot yet examined\u00bb<\/em> si presenta una domanda di accesso online. Il NAA deve rispondere entro novanta giorni lavorativi, ma gli arretrati sono noti e i tempi reali possono essere molto pi\u00f9 lunghi.<\/p>\n<p>Consultare di persona \u00e8 gratuito, cos\u00ec come consultare online ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 digitalizzato. <strong>Far digitalizzare su richiesta un fascicolo non ancora digitalizzato si paga<\/strong>, con una tariffa che dipende dalla dimensione media dei fascicoli della serie e non dalle pagine del vostro.<\/p>\n<h2>Le tracce dal lato italiano<\/h2>\n<p>Sono pi\u00f9 esili di quanto ci si aspetterebbe, e la migliore non \u00e8 in Italia.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;archivio del consolato italiano fu sequestrato.<\/strong> Nel 1940 il Security Service australiano mise le mani sulle carte consolari, che oggi sono al NAA di Adelaide nella serie <strong>AP501\/2<\/strong>, <em>Italian consulate records seized by Security Service, 1929-1941<\/em>. Chi cerca un italiano iscritto ai fasci all&#8217;estero, socio della Dante Alighieri o abbonato a un giornale italiano d&#8217;Australia trova la traccia consolare l\u00ec \u2014 in Australia, non a Roma.<\/p>\n<p><strong>La Croce Rossa Internazionale.<\/strong> L&#8217;Agence centrale des prisonniers de guerre di Ginevra riceveva le schede prodotte dal bureau australiano: nel 1947 lo schedario contava quasi trentasei milioni di schede, sei o sette milioni delle quali su civili. Gli archivi della Seconda guerra mondiale <strong>non sono online<\/strong> \u2014 lo \u00e8 solo il fondo della Prima \u2014 e la richiesta individuale passa da un modulo a <strong>quota contingentata<\/strong>, una sola domanda per nucleo familiare, con tempi di lavorazione di diversi mesi.<\/p>\n<p><strong>Il Casellario Politico Centrale<\/strong>, all&#8217;Archivio Centrale dello Stato, schedava anche gli emigrati. Serve soprattutto per l&#8217;altra met\u00e0 degli internati: accanto ai fascisti dichiarati c&#8217;erano antifascisti, e per loro il CPC \u00e8 la fonte italiana d&#8217;elezione. Il caso pi\u00f9 noto \u00e8 quello dell&#8217;anarchico <strong>Francesco Fantin<\/strong>, ucciso nel campo di Loveday il 16 novembre 1942 da un altro internato.<\/p>\n<p><strong>Chi non torn\u00f2.<\/strong> Le salme di <strong>centotrenta italiani<\/strong> morti durante l&#8217;internamento \u2014 centoventinove uomini e una donna, sia prigionieri di guerra sia civili residenti \u2014 sono raccolte nell&#8217;<strong>Ossario Nazionale Italiano di Murchison<\/strong>, in Victoria, progettato da Paolo Caccia Dominioni e consacrato nel 1961.<\/p>\n<hr \/>\n<h2>Fonti<\/h2>\n<p><strong>Documenti del caso<\/strong><br \/>\n&#8211; National Archives of Australia, MP1103\/2, 12231 \u2014 <em>Report on Internee<\/em>, <em>Property Statement<\/em>, <em>Report on Internee for International Bureaux of Relief and Information<\/em>, 1940-1941<\/p>\n<p><strong>Archivi<\/strong><br \/>\n&#8211; National Archives of Australia \u2014 <a href=\"https:\/\/www.naa.gov.au\/explore-collection\/immigration-and-citizenship\/wartime-internment-camps-australia\">Wartime internment camps in Australia<\/a> \u00b7 <a href=\"https:\/\/www.naa.gov.au\/help-your-research\/getting-started\/recordsearch-overview\">RecordSearch e NameSearch<\/a> \u00b7 <a href=\"https:\/\/www.naa.gov.au\/explore-collection\/immigration-and-citizenship\/alien-registration-records\">Alien registration records<\/a><br \/>\n&#8211; NAA, schede per sede: <a href=\"https:\/\/www.naa.gov.au\/sites\/default\/files\/2020-05\/fs-101-world-war-ii-internee-alien-and-pow-records-held-in-sydney.pdf\">Sydney, fs 101<\/a> \u00b7 <a href=\"https:\/\/www.naa.gov.au\/sites\/default\/files\/2020-05\/fs-107-world-war-ii-internee-alien-and-pow-records-held-in-adelaide.pdf\">Adelaide, fs 107<\/a> \u00b7 <a href=\"https:\/\/www.naa.gov.au\/sites\/default\/files\/2020-05\/fs-180-wartime-internee-alien-and-pow-records-held-in-perth.pdf\">Perth, fs 180<\/a> \u00b7 <a href=\"https:\/\/www.naa.gov.au\/help-your-research\/fact-sheets\/records-relating-italian-migration-held-brisbane\">Brisbane, migrazione italiana<\/a><br \/>\n&#8211; Australian War Memorial \u2014 <a href=\"https:\/\/www.awm.gov.au\/research\/guide\/pow-civilian\">Civilian internees in Australia<\/a><br \/>\n&#8211; Archivio Centrale dello Stato \u2014 <a href=\"https:\/\/acs.cultura.gov.it\/il-casellario-politico-centrale\/\">Casellario Politico Centrale<\/a><\/p>\n<p><strong>Normativa<\/strong><br \/>\n&#8211; National Security Act 1939 (Cth) n. 15 \u2014 <a href=\"https:\/\/www.legislation.gov.au\/Details\/C1939A00015\">legislation.gov.au<\/a><br \/>\n&#8211; National Security (Aliens Control) Regulations, 13 settembre 1939 \u2014 <a href=\"https:\/\/www.legislation.gov.au\/Details\/C1939L00088\">legislation.gov.au<\/a><br \/>\n&#8211; Aliens Registration Act 1939 (Cth) n. 12 \u2014 <a href=\"https:\/\/www.legislation.gov.au\/Details\/C1939A00012\">legislation.gov.au<\/a><\/p>\n<p><strong>Studi<\/strong><br \/>\n&#8211; Ilma Martinuzzi O&#8217;Brien, <em>Internments in Australia During World War Two: Life Histories of Citizenship and Exclusion<\/em> \u2014 <a href=\"https:\/\/www.multiculturalaustralia.edu.au\/doc\/obrien_internment.pdf\">testo<\/a><br \/>\n&#8211; Gaetano Rando, <em>Italo-Australians during the Second World War: Some perceptions of internment<\/em>, 2005 \u2014 <a href=\"https:\/\/pdfs.semanticscholar.org\/dc36\/bf1ad97b35dab995d314b69b50b2d15d900c.pdf\">PDF<\/a><br \/>\n&#8211; Cate Elkner, Ilma Martinuzzi O&#8217;Brien, Gaetano Rando, Anthony Cappello, <em>Enemy Aliens: The Internment of Italian Migrants in Australia During the Second World War<\/em>, Connor Court<br \/>\n&#8211; Gianfranco Cresciani, <em>Fascismo, antifascismo e gli italiani in Australia, 1922-1945<\/em>, Bonacci, Roma, 1979<br \/>\n&#8211; Alexandra Ludewig, <em>War Time on Wadjemup: A Social History of the Rottnest Island Internment Camp<\/em>, UWA Publishing, 2019<\/p>\n<p><strong>Risorse in rete<\/strong><br \/>\n&#8211; <a href=\"https:\/\/lovedaylives.com\/\">Loveday Lives<\/a> \u2014 biografie degli internati del campo di Loveday<br \/>\n&#8211; <a href=\"https:\/\/www.taturamuseum.com\/world-war-2-camps\">Tatura Museum<\/a> \u2014 i campi del Victoria<br \/>\n&#8211; <a href=\"https:\/\/trove.nla.gov.au\/\">Trove<\/a> \u2014 quotidiani australiani digitalizzati: gli arresti finivano sulla stampa locale<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;11 giugno 1940, il giorno dopo l&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia, la polizia australiana si present\u00f2 a Boulder, nel Western Australia, al numero 12 di King Street. 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